Internet, lo stadio e le riunioni di condominio: i luoghi della violenza

Un paio di giorni di pausa e qualche rimaneggiamento tra i post, come i lettori più affezionati avranno certamente notato. Oggi due parole sui 'luoghi' delle patologie mentali.

Per quanto riguarda la violenza negli stadi (che è solo un esempio di 'luogo') attingo ad un interessante post di Giulietta Capacchione (questo) che parla dei gruppi di ultras, e ritengo che le considerazioni espresse possano essere adatte a descrivere anche altri gruppi, che nulla hanno a che fare con le tifoserie e lo sport.

"... è in primo luogo una violenza di gruppo...Il gruppo è dunque il livello dimensionale da osservare... gruppi fortemente strutturati, con dei confini ben precisi, nei quali si condividono regole ferree e codici normativi, esiste un leader carismatico, una simbologia condivisa (degli elementi di identificazione delle ritualizzazioni simboliche una storia passata, fatta di gesta eroiche, di cui ogni membro è allo stesso tempo testimone e protagonista, un territorio concreto e simbolico di demarcazione.

...Anche l’ingresso stesso nel gruppo ha i suoi riti di iniziazione e delle qualità che il futuro membro deve dimostrare di possedere... Il gruppo ha un alto livello e senso della gerarchia e possiede delle regole di premiazione e sanzione dei comportamenti non scritte, ma profondamente radicate e riconosciute da tutti.Abbatte la variabilità di opinioni interna e appiattisce le provenienze culturali, sociali, motivazionali dei membri, eterodirezionando l’aggressività e innalzando un altare a un dio comune ed esigente. Un gruppo produce due dinamiche precise: a) ... una forte spinta alla deindividuazione (il singolo con la sua individualità si appiattisce al volere del gruppo e la responsabilità morale si diffonde), b) una forte spinta a considerare "l’altro" come un estraneo senza significato, e talvolta senza dignità, se è un non tifoso, come un nemico che minaccia la sopravvivenza del gruppo stesso, se è un tifoso di un’altra squadra.La motivazione ad aderire a questi gruppi nasce dal senso fortissimo di identificazione e di appartenenza che questi gruppi forniscono. L'identificazione col gruppo diviene così forte da sostituirsi all'identità..." Quindi, la più trita dinamica di gruppo tra le tante possibili: il gruppo da una parte, il resto del mondo - il nemico - dall'altra.

Nei condomini la spiegazione è più semplice: non vi sono riti nè ideologie, leader carismatici (il capo condominio non è abbastanza significativo), le occasioni di incontro sono rare e non tali da rappresentare un momento stabile di aggregazione 'settaria' o gruppale. Nelle riunioni di condominio la violenza si esprime per un motivo semplice: è un luogo di incontro e relazione dove si esprimono, come in qualunque altro luogo, le patologie individuali - talora gravi e sin li inapparenti - di ciascuno: com'è noto, la patologia mentale è sempre - in qualche misura - patologia delle relazioni ed una occasione qualsiasi di relazione consente che tale patologia si esprima. Se non avesse così poca dignità, si potrebbe pensare alla riunione di condominio come all'orda condominiale, espressione delle pulsioni distruttive dell'essere umano.

Infine internet: luogo libero, ampio, articolato, che ha la peculiare caratteristica di rappresentare contemporaneamente occasione di incontro e di anonimato; la mancanza di una reale presenza fisica e l'impossibilità di poter accedere a tutta una serie di messaggi non verbali ai quali siamo abituati nelle relazioni interpersonali diminuisce la possibilità di accesso a tutta una serie d'informazioni fondamentali nell'interazione tra due individui. Le false identità trovano occasione di espressione e di sviluppo come in nessun altro luogo.  L'utilizzo della rete e delle varie applicazioni è in grado di determinare un ampliamento ed una errata percezione dei confini del Sé. Presi nel vortice di rapporti pseudo-sociali, dividiamo disperatamente la nostra limitata attenzione, concedendo frammenti della nostra coscienza a ogni cosa o persona che richieda il nostro tempo. Nel farlo, rischiamo di perderci pian piano nella rete labirintica di connessioni mutevoli e temporanee in cui siamo sempre più integrati e, contemporaneamente, dis-integrati. Gergen scrive: " Queste relazioni ci spingono in una miriade di direzioni, invitandoci a interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé autentico, dotato di caratteristiche conoscibili. Il sé (aggiungerei: già labile ed instabile) trova massima occasione di diventare un non sé.

I nessi all'intelligenza di chi legge.

FG

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