Psicoterapia e tutela

Ho trovato sul sito di Repubblica una notizia, a proposito della psicoterapia, che mi è parsa per certi versi 'oscura', e per altri inquietante.

La notizia è questa:

Psicoterapia con tutela: servirà a definire regole, diritti e tutele, e qualcosa in più.
Nasce la carta dei diritti del consumatore-utente delle prestazioni psicologiche. Si tratta del primo protocollo professionale siglato, nei giorni scorsi, tra le associazioni per la tutela dei consumatori e l'ordine professionale. La carta prevede la stipula di un contratto nel quale dovranno essere indicati
i dati del professionista, tempi indicativi del trattamento, frequenza e durata degli incontri, costi e modalità di pagamento e orari, periodi di interruzione, detraibilità fiscale, tempi per il rinvio degli appuntamenti e l'eventuale pagamento di sedute "saltate". Inoltre i pazienti dovranno essere informati su Codice deontologico e legge per il rispetto della Privacy. In più il contratto dovrà prevedere indicazioni per la conciliazione "rapida" con l'aiuto delle associazione dei consumatori in caso di contenzioso tra terapeuta e paziente.

Chiarisco subito il temine 'oscura': il riferimento all'Ordine Professionale: quale? Medici, psicologi, altre associazioni private? Gratitudine a chiunque fosse in grado di illuminarmi...

Chiarsico i motivi dell'inquietudine, che sono due o tre.

Primo: il rapporto di terapia è un rapporto profondo, inconscio, e funziona (oppure no) sulla base dell'assetto profondo del terapeuta e del paziente. Tutta la sfilza di regole e regolette che il 'contratto' prevede lascia l'inconscio fuori dalla porta dello studio professionale e limita e danneggia pericolosamente, sin dall'inizio, le possibilità evolutive della relazione terapeutica.

Secondo: la quale relazione prevede sì, ovviamente, un 'contratto', ma che risponde alle regole ed all'assetto che ciascun professionista ha ed alla specifica situazione di ogni paziente, per il quale possono via via essere applicate 'regole' diverse e magari persino cangianti nel tempo. 

Terzo: il riferimento alla 'conciliazione', oltretutto  per il tramite dell'associazione dei consumatori, mi pare indichi chiaramente la mancanza della caratteristica fondamentale di un qualunque rapporto terapeutico, quella della fiducia, mancanza che mi pare trovi da subito una ratifica ufficiale.

Si potrebbe pensare anche all'etichetta: ogni terapeuta dovrebbe avere stampigliato da qualche parte l'indirizzo teorico di riferimento, oppure un attestato di sanità mentale rilasciato dall'analista didatta, non più vecchio di tre mesi (come il test di negatività all'HIV), o altre amenità del genere.

Oggi la psicoterapia e l'attività psicoterapica sono regolamentate dalla legge: gli Ordini Professionale dei medici e degli psicologi annotano nello specifico albo i professionisti abilitati all'esercizio della psicoterapia: è una garanzia flebile, ma probabilmente anche l'unica possibile.

Rendere la psicoterapia una attività pianificata e preordinata, oltrechè essere inutile perchè non è possibile, snatura completamente l'essenza dell'attività terapeutica e pone i professionisti seri in una condizione di 'subordine' rispetto a regole peregrine e di 'allarme' rispetto a qualunque, magari assurda, pretesa da parte di qualsivoglia paziente: non mi sembra si possano considerare fattori che renderanno più semplice e più efficace la psicoterapia. Tutt'altro.

francesco giubbolini, psichiatra psicoterapeuta, siena

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