L’omosessualità è “contro natura”? Il mondo animale smentisce e rilancia.

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Se non sono servite la psicologia, l’antropologia, la sociologia e la psichiatria a convincere che non c’è patologia o innaturalità nell’omosessualità, sarà il caso di arrendersi di fronte all’etologia.
Il mondo animale ci da una bella bacchettata di verità evidenziando come l’omosessualità sia ravvisabile in ben 1.500 specie animali: dai bisonti, ai trichechi, dagli scimpanzè ai delfini tursiopi, dalle balene grigie ad alcune specie di uccelli.
E’ quanto emerge dalla mostra sui comportamenti sessuali nel regno animale, inaugurata ad Oslo presso il Museo Universitario di Storia Naturale, coordinata da Peter Bockman, e intitolata appunto “Contro Natura?”. Con un punto di domanda molto grosso.
Anche per l’omosessualità animale non contano presunti elementi causali come la cattività con esemplari dello stesso sesso, il fallito imprinting neonatale o l’alterazione ormonale. Lo scopo delle attività sessuali, anche nel mondo animale, non persegue soltanto l’obiettivo di riprodurre la specie, ma è un meccanismo di rinforzo dei legami sociali e delle alleanze fra membri del gruppo.
I cigni neri sembrano aver persino bypassato il problema della riproduzione: un cigno nero può fecondare una partner femmina, appropriarsi dell’uovo e covarlo con un partner maschio.

Se ne è parlato qualche giorno fa sul Corriere.it

Dr.Giulietta Capacchione

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