Superare la fine di un amore.

 

 Sono passati solo due giorni da quando ho pubblicato "Quando la vita di coppia diventa vita da single...", eppure sia la quantità che, soprattutto, la qualità 'emotiva' dei commenti che ho ricevuto sono state davvero commoventi. 
 
Una signora mi ha scritto una lettera da cui traspare a pieno l'intensità e l'invasività esistenziale del dolore che un amore finito può generare (spero di poterla pubblicare, non appena avrò il consenso);
 
poi, sono arrivati - quasi fossero "abbracci virtuali" - i commenti di tanti altri cuori spezzati, riusciti però in vario modo a superare l'accaduto senza trincerarsi dietro falsi alibi, rancore e cinismo.
 
C'è chi, come Carla, ha approfittato della fine della storia d'amore per "rinascere a cinquant'anni", tornando a dedicare del tempo a se stessa e alle proprie passioni.
 
C'è chi, come Francesco, ha deciso di essere una "coppa vuota" e condividere il proprio sgomento, la tristezza, ma anche - nonostante tutto - la fiducia nel sentimento amoroso attraverso un blog, www.singleatrentanni.com, che vi consiglio davvero di visitare.
 
Strategie diverse, un unico scopo: superare il "lutto" e tornare al perenne viaggio dell'essere umano in cerca del calore affettivo e della felicità.
 
Torniamo, dunque, come abbiamo fatto nel primo post, alle analisi e ai consigli del Dr. Cavaliere (www.maldamore.it) su come superare la fine di un amore.

Lo psicologo esordisce con un celebre aforisma di Cesare Pavese :

"Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla".

Questa frase - scrive Cavaliere - sintetizza bene la condizione in cui ci si ritrova per la fine di un amore.

Condizione che, per attribuzione di sensi di colpa, volontà di autopunirsi per quello che è successo, perdita di fiducia e stima verso sè e gli altri, può portare a veri e propri stati depressivi. Diventa quindi necessario effettuare un percorso per il superamento di questa fine.

Innanzitutto bisogna accettare che l'amore è finito e che nel finire ci ha completamente disarmati, come nella frase di Pavese. Senza un'accettazione di ciò qualsiasi percorso è inutile. Sembra scontato, ma non lo è.

All'inizio, sopratutto se la fine sopraggiunge in maniera improvvisa ed imprevista, si tende a negare il tutto o quanto meno a minimizzare. Si ritiene che l'altro ritornerà, che sta solo vivendo un momento di confusione.

Dopo che si è arrivati ad accettare che l'amore è realmente finito, si sprofonda in un cupo, lacerante dolore. Bisogna allora concedersi un periodo di lutto.

In questo periodo che può durare giorni, settimane o anche mesi, và cacciato fuori tutto il nostro dolore. Bisogna piangere tutte le lacrime di questo mondo. Ci si può far affiancare in questo periodo da una persona a noi cara che, prestandoci semplicemente ascolto, raccogliendo il nostro dolore, ci allevierà un pò la sofferenza. Và espressa anche tutta la rabbia che si ha dentro. Vanno analizzati eventuali sensi di colpa che si provano.

Serve un distacco totale dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere un minimo di relazione, di tipo amicale, con l'altro. Ci si illude che così il dolore sara meno lacerante, mentre non si fà altro che prolungare l'agonia. Inoltre quest'atteggiamento nasconde la speranza, spesso inconscia, che l'amore possa ritornare. Quindi, prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l'altro, occorre tempo.

Come suggeriva già Ovidio nel suo trattato Remedia Amoris, evitare luoghi e situazioni della relazione finita.

Spesso, si tende a ritornare sul "luogo del delitto", a voler simbolicamente rivivere l'amore finito, al fine di attenuarne il dolore. Niente di più sbagliato, è solo una sorta di masochismo sentimentale che prolunga solo l'agonia. L'evitare luoghi e situazioni dell'amore finito fà parte di quel distacco assoluto, necessario al superamento del tutto.

Agire. Bisogna, nel frattempo, fare qualcosa di positivo per sé stessi, per riempire il vuoto della mancanza della persona amata. Non si può interrompere un rapporto di "dipendenza" senza sostituirgliene un altro che ne prenda il posto. La nuova dipendenza deve essere positiva però, bisogna cercare un nuovo forte interesse (un hobby, una passione etc.), che non riempirà appieno il baratro lasciato dal precedente, ma ci aiuterà comunque.


La natura umana aborrisce il vuoto,soprattutto nell'area dei comportamenti e delle emozioni umane. Se non colmiamo, pur parzialmente, questo vuoto, il comportamento dipendente si rafforza.

Ricordarsi della massima del filosofo Nieztsche che recita "Tutto ciò che non mi uccide mi giova".

La fine dell'amore rappresenta anche un momento di crescita, di rafforzamento delle proprie capacità di superare le difficoltà. Inoltre può rappresentare l'inzio di un percorso volto a meglio conoscere noi stessi. Se riusciremo in tutto questo saremo sicuramente più forti e più maturi.

Capire quali eventuali vuoti interiori questo amore così forte e passionale colmava. Infatti spesso sentimenti molto forti non sono dovuti all'amore per l'amato, ma a vere e proprie carenze affettive passate.

Non dobbiamo altresì dimenticare che il nostro modo di superare la fine di un amore è legato ai nostri primi "abbandoni", quelli infantili.

Non ricordo chi diceva "il bambino è il padre dell'uomo". Mai come in questo caso ha ragione. Infatti, è a seconda di come siamo stati "abbandonati" ed abbiamo vissuto e superato tali "abbandoni" da piccoli, che rivivremo quelli attuali e futuri. Capire tutto ciò ci permette di meglio superare la fine di un amore, di cambiare il "copione" passato.

Non dimenticarsi del dottore "Tempo" che col suo trascorrere cicatrizza qualsiasi ferita. Al riguardo gli antichi greci distinguevano due diversi concetti di tempo:

Cronos che è il tempo cronologico, quello delle ore, dei giorni e dei mesi. Lo scorrere di Cronos è importante per superare un amore. Qualche autore è del parere che sono necessari almeno sei mesi per superare un lutto o un abbandono.

L'altro concetto di tempo è Kairòs che è un tempo individuale, un tempo necessario per dire "basta", vale a dire il tempo del cambiamento interno. E' quel momento in cui ci rendiamo conto che siamo pronti per voltare pagina.

Per quanto doloroso e lento possa essere questo percorso di superamento della fine di un'amore, arriverà un'ora dove vi accorgerete di essere guariti. E vi renderete conto che il più grande amore è quello che ancora stà aspettando.

Ricordate, di fronte alla cupa disperazione per la fine di un amore, questo aforisma:

"Si è proteso su degli abissi. Ha rischiato più volte di cadere. Ma alla fine non è precipitato. In bilico sul vuoto, non ha conosciuto la caduta. Ci sono stati cedimenti, sbandamenti, delusioni, scoramenti, ma la vita l'ha sempre avuta vinta." (P. Besson)

Concluderei con una metafora: superare la fine di un amore, di una relazione è come attraversare un tunnel buio di cui non conosciamo la lunghezza ma che comunque ha un'uscita.

All'ingresso del tunnel, con i due piedi già dentro, ci si dimena per uscirne subito, ma purtroppo è già stato chiuso l'ingresso. Bussare a questa porta è inutile, fà perdere solo tempo. Ma neanche velocemente si può uscirne. Và attraversato tutto e nell'attraversarlo i momenti di sconforto per timore che non ci sia mai la fine sono frequenti e fanno parte del percorso.

In qualche punto del tunnel ci si può fermare e non avere più la forza di andare avanti. Ma si riparte e l'uscita prima o poi arriva. Quel prima o poi dipende da noi. Prima lo attraversiamo senza indugi e prima ne usciamo.

 

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