Quando la vita di coppia diventa vita da single...

 

La cosa più bella dello scrivere di psicologia è che non si pontifica dall'alto di uno status di perfetto benessere, impermeabile alle problematiche di volta in volta affrontate.
 
Lo psicologo, ma anche il semplice appassionato che, come nel mio caso, gestisce un blog, è immerso - fino al collo - nelle emozioni e negli sconvolgimenti che costituiscono l'oggetto del dialogo con i propri lettori.
 
Accade così che anche la blogger di "Vita di coppia" debba prendere atto della fine della propria storia d'amore, e si trovi nella - apparentemente scomoda - posizione di single chiamata a dare consigli alle coppie.
 
Potrei ignorare tutto ciò, e continuare a far finta che l'amore sia facile, che basti un pò di buona volontà per risolvere tutti i problemi ed essere felici. Non sempre è così.
 
Allora, tanto vale condividere con voi il senso di tristezza che la fine di un amore porta, inevitabilmente, con sè. E vedere di affrontarlo insieme a chi ha vissuto o vive la stessa esperienza. 

Il "faro" che ci guiderà in questo viaggio notturno (in un cuore spezzato, si sa, scende l'oscurità) è il sito web www.maldamore.it, davvero utile e ricco di spunti di riflessione

 A proposito della fine di un amore, scrive il Dottor Roberto Cavaliere:

Dal punto di vista teorico e scientifico essa è riconducibile agli stessi processi della separazione, del lutto.

(...) Si potrebbe parlare di un vero e proprio pattern universale, articolato in tre fasi, che si succedono le une alle altre: protesta, disperazione e distacco.

La prima fase, ossia quella della protesta, è caratterizzata da reazioni piuttosto smoderate, quali pianto, grida, agitazione, ansia, panico. La persona lasciata, abbandonata, inconsapevolmente, agisce in tal modo, con l'intento di influenzare il ritorno della persona andata via.

Durante la seconda fase, quella della disperazione, ai comportamenti di iperattività e protesta attiva, subentrano altri di totale inattività, astenia, depressione. Fanno, inoltre, la loro comparsa alterazioni fisiologiche, quali disturbi del sonno, (...) alterazioni del comportamento alimentare, accelerazione del battito cardiaco. Alla delusione dovuta agli esiti negativi dei comportamenti messi in atto durante la prima fase, che non hanno garantito il ritorno della persona scomparsa o andata via, subentra un periodo di passiva disperazione, generata dalla consapevolezza dell'impossibilità di un ritorno.

La terza fase riguarda il distacco. La persona abbandonata, dopo un determinato lasso temporale, si distacca, a sua volta, affettivamente ed emotivamente dalla persona persa, riorganizzandosi a livello emotivo e ricominciando le normali attività che contraddistinguevano la sua vita prima di restare sola.

Al di là delle tre fasi individuate sopra, nella fine di un amore, un amore che ci ha profondamente coinvolti, si prova una sofferenza indicibile, si pensa che non si può più continuare a vivere, si provano sentimenti quali: tristezza, delusione, senso d'angoscia, sensi di colpa e fallimento.

Forte è l'ossessione che l'accompagna (...), sopratutto se quell'amore ha preso tutte le nostre forze, ha preso la nostra vita, perchè come in ogni amore che viviamo, pensiamo sempre che sia quello "giusto", quello che durerà in "eterno". Ed è doloroso accettare che possa finire, che ci siamo sbagliati.

Il più delle volte non si riesce a comprendere perchè sia finito, non rendendosi conto che quella fine non è stata improvvisa ma era in qualche modo preannunciata in tanti piccoli gesti, occasioni, sfumature, o pur avendo notate quest'ultime si viveva comunque nell'illusione che nonostante tutto non sarebbe mai finito quell'amore.

Nella stragrande maggioranza dei casi ci si dimena, non ci si arrende, si tenta l'impossibile per recuperare quell'amore. Soprattutto si continua ad amare la persona perduta, a volte più di prima.

A volte si prova qualche timida speranza di recuperare l'amore perduto, sopratutto se l'altra parte, incautamente, manifesta qualche piccolo segnale d'affetto o di comprensione, che si tende subito ad interpretare come segnale di una rinnovata disponibilità ad amarci e non lo si vede nel suo reale significato (tipica la frase "forse mi ama ancora un pò? forse non è tutto finito?").

Quando finisce un amore, sopratutto se si è lasciati, si compie una vera e propria analisi di quelle che sono state le cause che hanno portato alla fine.

Il più delle volte la persona lasciata tende ad attribuirsi le colpe, imputando a propri comportamenti errati la fine della relazione. Questo perchè permette di poter sperare che cambiando il proprio comportamento la relazione può iniziare di nuovo, se l'altro ci dà un'altra possibilità.

Non ci si vuole rendere conto che - molto più semplicemente - l'altro non ama più. Per quanto doloroso possa essere prendere coscienza di quest'amara verità, rappresenta l'unico modo per poterne uscire.

Si soffrirà in maniera spaventosa ma il tempo ci aiuterà a porre definitivamente la parola fine. Altrimenti, sperando in un altra possibilità, prolunghiamo solo la sofferenza entrando in un tunnel che ci sembrerà senza uscita.

Ma, per quanto possa essere lontano nel tempo, dopo aver pianto tutte le lacrime di questo mondo, dopo aver espresso tutta la disperazione di questo mondo, arriverà il momento in cui si toccherà il fondo del baratro. Ed in quel momento, quasi senza rendersene conto, si inizierà una lenta ma inesorabile risalita. Si accetterà la realtà delle cose.

Si scoprirà che il più grande amore è quello che deve ancora venire.

 

Mi piacerebbe a questo punto sentire le esperienze di chi quel tunnel lo ha attraversato, e ne è già uscito. Quanto tempo è passato? Cosa avete provato? Come ci siete riusciti?

Scrivetemi a giadazichittella@blogosfere.it, o lasciate un commento utilizzando l'apposito form.

Nel frattempo, mi dedico e vi dedico una delle canzoni più belle tra le migliaia che hanno affrontato questo tema:

 

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