Le donne che fanno paura agli uomini

Il mito della Femme Fatale

Sa__105_1C’è un tipo di donna che, sin dall’antichità spaventa gli uomini: è la grande seduttrice, la maliarda, la donna fatale, che costituisce, per il genere maschile, allo stesso tempo un’attrazione e una minaccia. E questo malgrado gli uomini abbiano avuto, da sempre, il predominio sul genere femminile. Simone de Beauvoir, autrice del libro ‘Il secondo sesso’, pietra miliare del femminismo, scrisse: La storia ci ha mostrato che gli uomini detengono da sempre i poteri concreti; dai primi tempi del patriarcato hanno giudicato conveniente tenere la donna in stato di minorità; i loro codici le sono ostili; in tal modo la donna fu posta concretamente come l’Altro’.
Un ‘altro’ misterioso dunque, ma soprattutto pericoloso, per la sua capacità di attrarre e di distruggere.
Di donne temibili e crudeli se ne trovano già nella Bibbia, con il mito di Lilith, per non parlare delle arpie nella mitologia greca, delle sirene narrate da Omero, del mito della Sfinge, della Medusa, fino ad arrivare alla strega medievale, a Lucrezia Borgia, alla figura settecentesca della
Duchessa de Merteuil, invenzione di Choderlos de Laclos nelle sue “Le relazioni Pericolose”, alle donne della letteratura romantica come la Carmen di Mérimée, la Cécily dei Mystères de Paris, la Cleopatra di Gautier, le donne-vampiro descritte da Masoch e ritratte da Klimt, le femmes fatales proposte dal cinema.
In qualche modo simile ed altrettanto pericolosa è la donna castratrice, simboleggiata dalla vagina dentata: labbra socchiuse che nascondono denti affilati, pronti ad evirare il pene maschile ed intrappolare la vittima, dopo il piacere. Rimandano a questa immagine simbolica tute le leggende di animali mitici che minacciano l’uomo di inghiottirlo: Giona e la balena, Sigfrido e il Drago, Teseo e il 067_the_dark_lady_1 Minotauro, Ercole e l’Idra e così via. “Une femme est un diable”, affermava Mérimée, ma sarebbe sbagliato dire che tutte le donne siano state viste dagli uomini come creature diaboliche. C’è infatti un altro modello femminile, che invece non ha mai provocato timore negli uomini ed è lo stereotipo della donna virtuosa, asessuata, angelicata. La donna-santa, che si contrappone alla donna-prostituta. La vergine può fare paura se decide di rimanere tale, se rifiuta il contatto con gli uomini: è il caso della strega medioevale, che non avendo mai conosciuto intimamente un uomo ha deciso di consacrarsi al diavolo.
Molto più recente è lo stereotipo della Femme Fatale, trasposizione moderna degli antichi miti della Medusa e della Sfinge, cui è seguito, soprattutto nel cinema, lo stereotipo della Vamp (da ‘vampiro’ , termine attribuito inizialmente all’attrice Theda Bara nel film ‘The Vampire’). La donna-vampiro rappresenta una donna con carattere sadico e con tratti nettamente psicopatici, che induce simbolicamente ad uccidere, per succhiare il sangue della vittima (in questo caso l’uomo).

Calcolatrice, manipolatrice e crudele, la femme fatale usa il sesso con sfrontatezza, senza riguardo per le convenzioni: è determinata, capace di usare qualsiasi strategia per ottenere ciò che vuole. Soprattutto è una donna enigmatica, incomprensibile, inconoscibile. Del resto, se l’uomo l’avesse potuta conoscere profondamente, non ne avrebbe più avuto timore, e l’avrebbe sottomessa, come l’altro tipo di figura femminile. Oggi la donna non ha più bisogno di utilizzare le armi del mistero e della seduzione per cercare e mantenere il potere attraverso l’uomo: è colta, impegnata, indipendente e può farcela da sola, qualsiasi cosa intraprenda. La crisi dell’uomo moderno, le difficoltà relazionali fra uomini e donne, che tutti conosciamo, ci mostrano però che anche la donna emancipata dei nostri tempo incute timore, più per la sua intelligenza che per le sue arti fascinatorie. E allora, per alleviare l’ansia maschile, la donna di oggi deve nascondersi dietro una maschera di ipersessualità femminile, una sessualità sfoggiata, ostentata, esibita, che ha un unico scopo:rassicurare gli uomini e la loro virilità.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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