Perché ci si sposa, perché ci si separa

Cosa c'è alla base del matrimonio e della separazione

Wmelissa_dustin_062103_1 Oggi a proposito di ’buoni’ e ‘cattivi’ (il nostro argomento del mese), vorrei parlare di matrimoni e separazioni: perché il partner è ‘buono’ al momento del matrimonio e poi, in pochi anni, se non in pochi mesi, diventa ‘cattivo’ e si desidera separarsi da lui/lei ? Quali sono i meccanismi alla base della scelta, sia di sposarsi, sia di separarsi?

Molti matrimoni, apparentemente nati sotto la buona stella di un grande amore, si concludono poi con una separazione traumatica, dove i due coniugi sembrano non riconoscersi più a vicenda, essendosi rapidamente trasformati da persone ‘meravigliose’ a persone ‘odiose’. Come può succedere una cosa del genere?
Ci si sposa (o si decide di convivere) per vari motivi, fra cui quello di avere una promozione a livello sociale, di sentirsi delle persone che hanno terminato il loro processo di formazione e sono entrate a pieno titolo nell’età adulta. Negli ambienti più tradizionali poi, si opta ancor oggi per il matrimonio tradizionale, che è il più antico e universale rito di passaggio verso l’età adulta. Sposandosi infatti, ci si emancipa rapidamente dalla famiglia d’origine e ci si può permettere di avere una vita sessuale, non solo accettata socialmente, ma addirittura incoraggiata. Quando ci si sposa o si va a convivere si spera, evidentemente, di costruire con il/la partner una buona intesa di coppia e trovare così serenità, equilibrio, tranquillità. La ‘bontà’ del/la partner riguarda vari fattori: l’attrazione sessuale che si prova nei suoi confronti, le qualità del suo carattere, in molti casi anche fattori più materiali, come la posizione sociale ecc. A volte la scelta matrimoniale viene compiuta per semplice conformismo sociale: perché lo fanno tutti gli amici, oppure per legalizzare un’unione dopo un periodo di convivenza, perché ci si ritrova in attesa di un figlio, per dare una prova d’amore all’altro, per rispetto delle convenzioni sociali e religiose e perfino, come molti dichiarano, per ricevere dei regali, o una casa in cui vivere, da parte dei genitori o dei suoceri. La motivazione centrale di una coppia che decide di sposarsi è quella di trascorrere del tempo insieme, creare un’unione stabile, mettere al mondo dei figli. Queste almeno le motivazioni consce. E’ difficile accorgersi di quanto le proprie preferenze siano in gran parte culturalmente determinate e le scelte tengano conto delle aspettative che i membri del proprio gruppo sociale hanno nei propri confronti. Ma il più forte condizionamento viene dall’introiezione delle figure primarie di attaccamento e da una sorta di coazione a ripetere, che spinge a ricercare antiche sensazioni nella nuova unione.
’Il matrimonio è la tomba dell’amore’ si dice, ed in molti casi è davvero così: la vita in comune, la troppa intimità, le preoccupazioni economiche e lavorative, la nascita e l’educazione dei figli, la scomparsa di qualsiasi senso di mistero nel partner, il suo eccesso di disponibilità e presenza producono assuefazione e con essa fastidio e noia. Molti partner inoltre diventano molto critici nei confronti dell’altro, per cui le liti sono frequenti, scoprono nel partner dei difetti che non avevano immaginato. Tutto perde di valore: il progetto matrimoniale, il partner, sé stessi. Molte persone si sentono intrappolate nel rapporto matrimoniale, manipolate dall’altro, che viene vissuto come oppressivo e limitante. Chi è concentrato infatti poi sui suoi bisogni, sull’esigenza di crescita personale, può sentirsi via via diverso, maturato, cambiato, e dunque allontanarsi dalla figura del Senza_titolo1_4 partner, percepito in modo sempre più lontano, con il quale diventa difficile perfino la comunicazione: ciascuno finisce per fare una propria vita indipendente, che poi porta al desiderio o all’esigenza della separazione. Per molti, al centro della discordia coniugale sono i rapporti sessuali, che diventano abitudinari e sempre meno soddisfacenti. L’aria di conflitto perenne, la scarsa comunicazione, la limitata soddisfazione nei rapporti porta così a cercare delle evasioni extraconiugali, che a loro volta sono foriere di ulteriori litigi ed incomprensioni. E così da partners ‘buoni’ si diventa ‘cattivi’, senza spesso neanche capire fino in fondo quali siano stati gli strani meccanismi e le reazioni, chimiche e non, che hanno modificato questa delicatissima alchimia che è l’amore.

Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

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