Stalking

Stalking, il comportamento del molestatore assillante

20060603_082739_engleUn fenomeno di violenza in realtà antico, è stato codificato di recente con il termine 'stalking' (dall'inglese to stalk, 'fare la posta', usato ad esempio quando si va a caccia). Consiste in ripetuti comportamenti di controllo e molestie su una vittima designata. I comportamenti di stalking si distinguono in indiretti (telefonate, invio di e-mails, pedinamenti, appostamenti, distruzione di oggetti che appartengono alla vittima, uccisione dei suoi animali domestici ecc.) e diretti (vicinanza fisica in pubblico, condotte minacciose a distanza ravvicinata).
La vittima che subisce questi atti si sente privata anzitutto della libertà psicologica, oltre che fisica, soprattutto se queste attenzioni del suo persecutore sono ossessive, non gradite e generano in lei fastidio e preoccupazione.
I primi casi osservati di stalking hanno riguardato, specie nel mondo anglosassone, personalità dello spettacolo, ma ora sono in crescita le richieste di aiuto anche da parte di persone comuni soprattutto donne, tormentate da telefonate, lettere d’amore non gradite, ma anche minacce o aggressioni, nella vita privata come nel posto di lavoro. Solo raramente il fenomeno riguarda persone con problemi psichiatrici e manifestazioni deliranti: i comportamenti dello stalker nascono piuttosto da lucidi desideri di vendetta o di controllo sulla vita della vittima, magari per recuperare una relazione ormai finita, oppure per allontanare la vittima dalla frequentazione di un nuovo partner, per convincerla a cambiare determinate scelte. Altre volte si tratta di molestatori sessuali abituali o di corteggiatori maldestri, che non si rendono conto di essere invadenti e inopportuni.
Perché vi sia “stalking” le minacce, i pedinamenti e le molestie devono durare per un periodo minimo di quattro settimane e replicate per un numero minimo di dieci manifestazioni. I comportamenti devono essere consapevoli, intenzionali e ripetuti.

Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

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