A scuola dal Marchese de Sade

Le idee del Marchese de Sade

Sade_28van_loo29_1Parlando di buoni e cattivi non potevamo esimerci dal parlare di lui, uno dei cattivi per eccellenza: il marchese De Sade. Donatien-Alphonse-Francois de Sade (1740-1814) era un nobile, educato dai gesuiti nel convento parigino Louis-le-Grand.Si dedicò, in gioventù, alla carriera militare e partecipò alla Guerra dei Sette Anni. Nel 1763 sposò Reneé Pelagie de Montreuil, figlia di un ricco magistrato e da lei ebbe tre figli. Fin dall'anno dei suo matrimonio tuttavia si trovò coinvolto in una serie di scandali, che lo portarono a trascorrere in carcere trenta anni della sua vita ed alcuni anni anche in manicomio. Scrisse in prigione la maggior parte delle sue numerose opere, tra cui ricordiamo: Il Dialogo fra un prete e un moribondo (1782), Le 120 giornate di Sadoma (1785), i romanzi Justine, ovvero le disavventure della virtù (1791), Aline e Valcour (1795), La nuova Justine seguita dalla storia di Juliette, sua sorella (1797), La filosofia nel boudoir (1795) e I crimini dell'amore (1800).
Sono libri nei quali l'autore, a tinte molto crude, descrive con estremo realismo atroci atti di violenza sessuale a scopo di piacere e teorizza le preferenze sessuali trasgressive che da lui presero il nome di sadismo. La filosofia del Marchese de Sade, di cui si fanno portavoce i  personaggi dei suoi romanzi è fondata sul fatto che, a suo parere, la natura ha ugualmente bisogno dei vizi e delle virtù. L'essere umano non è libero come crede e la nozione di 'responsabilità morale' non ha per il nobile francese alcun fondamento. Nella Filosofia nel Boudoir de Sade afferma che la natura mostra la sua preferenza non per le virtù, ma per il vizio e la distruzione, da cui dipende lo stesso movimento della vita. Il vizio e la crudeltà diventano centrali nel ciclo dedicato alla virtuosa Justine (perciò infelice) e alla sorella Juliette (viziosa e felice). Il vizio, per de Sade, è sempre superiore alla virtù, perché si fonda sul piacere fisico, mentre alla base della virtù vi sarebbe solo un diletto morale o 'di opinione'. Ma poiché il crimine ha una giustificazione più alta nel principio di distruzione richiesto dalla natura, esso si distaccherà sempre di più dall'immediatezza del piacere fisico. Sade esalta così i delitti gratuiti, progettati a tavolino, nella calma delle passioni. L'uomo appartiene al caso, non ad una legge naturale, e per questo il delitto è possibile. L'essere umano, facendo del male, serve la natura, il suo è un volontario e libero servire.
Il sadismo, termine usato largamente nella letteratura psicologica, è un termine che deriva direttamente dal nome di questo folle e psicopatico marchese del settecento.

Fonte: Dizionario di Filosofia, Garzanti
Per approfondimenti consulta anche: Wikipedia

Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

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