Affettività e Sessualità nella coppia

Ciao Gerardo,
non sono l'autrice di questo post, ma mi piace risponderti comunque. Ho letto ciò che ha scritto chi mi ha preceduto e ho letto le tue parole. Non mi trovo per nulla d'accordo sulle parole della precedente blogger. Quell'elenco mi sembra un insieme di luoghi comuni che non condivido per niente e sono convinta che in tanti uomini c'è molto più spessore e la capacità di concepire motivi più profondi per non volersi sposare rispetto a "non devono più aspettare la prima notte di nozze per far sesso" (perchè prima si aspettava? non esistevano il mestiere più vecchio del mondo per tener paziente il promesso sposo?).
D'altra parte credo anche che nella testa di tante donne non c'è solo (o forse non c'è proprio per niente) il matrimonio. Non credo che a tutte noi interessi l'altare, l'abito bianco e il vissero felici e contenti. A me per esempio interessa vivere la mia vita al massimo. Spremere i miei giorni, godermeli e finirli contenta di averli impregnati di emozioni. Ho scelto di farlo con un uomo accanto, non l'ho sposato ancora, non so se lo farò, non è fondamentale per me. Per me è importante vivere il mio tempo con lui e fino a quando ci sarà per me, io sarò contenta di condividere con lui le mie passioni. Se un domani prenderà una strada diversa dalla mia, o io mi vorrò allontanare da lui, ce ne faremo una ragione entrambi. Io mi auguro di poter continuare a seguire la mia rotta in questa maniera...
Ma allo stesso modo capisco benissimo chi decide di voler vivere da solo/a, non la ritengo una scelta da immaturo/a, la ritengo una scelta e basta. E credo possa definirsi intelligente e rispettoso/a chi lo dice con sincerità a colei/colui che ha di fronte. Senza prese in giro.
Non ne facciamo questioni economiche, psicologiche, intellettive e quant'altro, perchè dobbiamo sempre vedere le cose molto più complicate di quelle che sono?
In quanto uomo...bene devo dire che nei punti che elechi ci sei quasi...li hai azzeccati tutti. Non hai sottolineato abbastanza quanto non vorrei fare un bambino però, al punto tale da voler ricorrere a una pratica molto comune nell'Europa civilizzata che vede un'alternativa meno maschilista alla legatura delle tube:ossia la vasectomia.
Generalizzi, e sbagli. E' come dire che i marocchini sono tutti potenziali violentatori. Ci sono marocchini in america che guadagnano cifre blu, sono uomini d'affari. Qui in Italia gli uomini di colore li vediamo solo a lavare i vetri, oltre che nei tanto sognati film porno.
Tu parli di matrimonio... io ti parlo di indipendenza economica innanzitutto.
Se per la donna è sempre facile uscire vincitrice da divorzi come premio vi prendete spesso il figlio e pure i soldi.
Credimi, per un uomo non è facile in tempi come questi fidarsi di una donna che comunque vada ne può uscire vincitrice. Questa è una fottuta guerra tra i sessi, e stai pur certo che gli uomini come me non hanno la minima pietà per il nemico, e sopratutto mi so difendere molto bene, metaforicamente parlando.
Tu parli di uomini che si levano sfizi costosi...ma che te ne frega?Ma perchè non ti fai i cazzi tuoi e la smetti di giudicare? Ognuno fa quello che vuole, e sicuramente la storia " Se compro X mia moglie mi caccia di casa" SAI QUANTE VOLTE L'HO SENTITA?
Per cui care donne...se ne trovate uno che è disposto a fare sacrifici per la convivenza...sposatevelo. Ma non potete GIUDICARE un uomo, per il fatto che non vuole nè convivere nè avere figli, VALUTANDOLO COME MENO UOMO E MENO MATURO DI VOI.
Quelli come me morirebbero per coltivare i propri interesse in armonia, tra cui musica, simulazione e natura. Troppo poco maturo? Beh come si suol dire, trovatene uno che si prende le proprie responsabilità come dite voi, probabilmente il mediocre uomo che segue il calcio la domenica.
Per me indipendenza significa innanzitutto vivere solo, e decidere se avere un figlio o no, ergo la vasectomia.
I miei interessi sono cose che solo avessi il tempo farei a tempo pieno...altro che fidanzata e uscite per il gelatino.
la perfezione non solo non esiste, ma se esistesse sarebbe di una noia mortale! ;) auguri per il vostro futuro
prego! cmq, lui non è il meno peggio, ma il migliore che abbia avuto ed è mooolto meglio di tanti ragazzi che conosco. il problema è che il nostro rapporto non è perfetto. io non sono perfetta e neppure lui, soprattutto in quanto maschio adulto... :-) corrispondo senza ombra di dubbio al profilo psicologico della misandra, o misandrica, che dir si voglia...
...e immagino che non andiate a vivere in case separate per questioni di comodità e aiuto reciproco... mmmhhh...
vedi, questo è il momento in cui sorgono prepotenti le individualità di ciascuno: io capisco il tuo punto di vista ma per me è fin troppo pragmatico.
Io non vorrei mai condividere ogni notte il letto con un uomo e pensare che sia il meno peggio che ho avuto, e che forse starei meglio se lui avesse una casa tutta sua. Ma, ripeto, se siete felici di stare così, tutto è lecito e nessuno può biasimarvi.
Che ognuno trovi la propria, personale, ricetta per vivere bene.
Grazie per tutti i tuoi interventi, e per aver alimentato questo dibattito!
lo ammetto, sono piuttosto misandrica, ma non sono affatto misantropa!
la perfezione non esiste. anzi, riferendomi al maschio, direi che il più buono c'ha la rogna. il mio attuale ragazzo è il migliore che abbia avuto, ma continuo a credere che staremmo meglio se vivessimo in case separate, oppure in un grande palazzo pieno di inservienti, i quali ultimi ci eviterebbero un po' di quei piccoli e inevitabili alterchi giornalieri.
Ah, sul primo punto mi trovi perfettamente d'accordo! Convivenza, matrimonio, fidanzamento... qualunque forma di unione tra due persone ha ragione d'essere solo se aggiunge qualcosa di importante al proprio benessere psico-fisico, sennò mille volte meglio stare "da soli" e circondarsi di amici
Sull'ultimo, però, trovo una contraddizione: convivi (e, a parte qualche piccolo e fisiologico screzio, mi pare che tu e il tuo compagno siate felici) e dici che la convivenza è un'arma di autolesionismo... perchè allora continui a rivolgerla verso te stessa?
Secondo me, è tutta una questione di soppesare i pro e i contro. La convivenza ha i suoi contro, certo, ma ha anche tanti pro... altrimenti tu e tutte le donne che condividono il tetto con un compagno sareste folli, no?
Evidentemente, per un amore ricambiato e rispettoso di certi principi basilari, vale la pena scendere a qualche compromesso.
forse la faccio un po' troppo facile, ma avrei preferito essere figlia di genitori divorziati piuttosto che di persone che litigano giorno e notte e che ti fanno venir su con la convinzione di essere una bimba sfortunata... questa è la ragione per cui lascio i miei fidanzati molto più facilmente di tutte le ragazze che conosco e lascerei anche mio marito, qualora lo ritenessi necessario. cmq, la convivenza e il matrimonio per me sono la stessa cosa: due armi micidiali di autolesionismo femminile, semplicisticamente parlando...
Te lo dico io dove stanno i problemi (perlomeno quelli che ho vissuto io). I miei avevano la separazione dei beni e hanno fatto la consensuale. Tutto molto semplice, dunque, in teoria.
In pratica, mia madre ha dovuto affrontare gli enormi costi psicologici di una separazione che avrebbe dovuto essere con addebito (per motivi che non è il caso di raccontare in questa sede, ma che sono immaginabili), entrambi si sono rinfacciati le rispettive colpe e mancanze (spesso davanti a me che ero solo una bambina e dovevo essere tenuta fuori da tutto ciò), dentro e fuori dal tribunale; poi è stata la volta dell'assegno di mantenimento, delle discussioni sulla sua adeguatezza, delle recriminazioni...
E poi, Carmen, mentre nella convivenza non si è formalizzato nessun impegno (al massimo, lo si è preso tacitamente), nel matrimonio ci si è scambiata una promessa ben precisa: quella di invecchiare insieme. E questo, seppure in termini di vita quotidiana non cambi nulla, ha (anche per effetto di certe pressioni sociali) un peso nella reazione psicologica dei coniugi che decidono di separarsi.
In quanto alle tue ultime affermazioni, mi sento solo di dire che nella tomba ci andiamo a finire con le nostre mani, se lo vogliamo. Se si ritiene che lui/lei non faccia abbastanza per aiutare il rapporto a confrontarsi con i piccoli e grandi problemi quotidiani, bisogna affrontare apertamente e serenamente la questione. E, se proprio non si riesce ad arrivare a un punto di incontro, vuol dire che - probabilmente - l'altro/a non è una persona matura per un rapporto impegnativo, che sia di convivenza o matrimonio.
Come ben sai (infatti hai ammesso tu stessa che si tratta di una generalizzazione) vi sono uomini che tengono in piedi certe case, con dignità e sacrificio. Tutto sta, appunto, ad apprezzarsi reciprocamente per le cose buone, e ad affrontare col dialogo quelle che non vanno.
Del resto, se convivi da 5 anni e continui a farlo, vuol dire che un certo equilibrio lo hai trovato. ;)
"Inoltre, per certi profili psicologici (evidentemente, non è il tuo caso) il solo fatto di pensarsi legati a un'altra persona per contratto, ricopre il rapporto di una patina di "obbligo", di "promessa", di "impegno preso per tutta la vita" che va a cozzare contro l'avventuriero solitario che, in gradi diversi, c'è in ognuno di noi".
Ho lasciato parecchi ragazzi (tutti). Non ho paura di legarmi, perché so lasciare, anche se è sempre piuttosto doloroso. Mi definisco un' "avventuriera reale", mentre l'"avventuriero solitario" di cui parli tu lo è solo nella sua testa. Maledetta psicologia! Stai per tutta la vita con una persona e non la sposi, solo perché così ti credi più libero di chi invece ha firmato un semplice contrattino... e poi, scusate tanto: esiste la separazione dei beni, non è necessario sposarsi in regime di comunione. In quest'ultimo caso, dove sono i problemi legati alla rescissione del contratto di matrimonio?
P.S. donne, state attente, il matrimonio, così come la convivenza, è la nostra tomba, non quella dell'amore. generalizzando un po': il maschio riesce a fare solo l'amore con amore, il resto - fare la spesa, pulire la casa, comprare i mobili, scegliere il colore di una parete, chiamare l'idraulico per una riparazione, pagarele le bollette ecc.. - lo fa sempre e soltanto con sacrificio estremo, ammesso che lo faccia. Quelli a cui piace cucinare? Sì, lo fanno solo se ne hanno voglia, altrimenti, si può pure digiunare... siamo noi le martiri nella vita di coppia, non loro. non li sposate!!!
"basta che la separazione sia consensuale e che sussista ancora del rispetto fra i due coniugi"...
possibilità abbastanza remota, mia cara...te lo dice una figlia di divorziati!
ok, ti ringrazio per la tua gentilissima offerta. magari ci penso un po' su e ti faccio sapere in tempo utile, possibilmente prima che io tiri le cuoia :-)
quanto al contratto di matrimonio, non è poi così complicato da rescindere. basta che la separazione sia consensuale e che sussista ancora del rispetto fra i due coniugi. in tal caso - che io sappia - costa poche centinaia di euro. se poi ci si vuole fregare a vicenda, significa che si è sbagliato tutto fin dall'inizio...
a tutte le donne che vivono nel mito del matrimonio: rinsavite! le favole sono fatte per i bimbi, l'abito bianco per le vergini e i confetti per i magri :-)
Cara Carmen,
hai detto bene: a livello strettamente pratico non c'è nessuna differenza tra matrimonio e convivenza. Ma sono convinta che ve ne siano di importanti a livello psicologico.
Nel caso in cui tu un domani volessi lasciare il tuo ragazzo, o viceversa (naturalmente vi auguro di no!) vi basterebbe fare la valigia e andarvene. Nel matrimonio, invece, bisognerebbe affrontare un lungo iter di separazione e poi divorzio, avendo a che fare con avvocati, giudici, assegni di mantenimento etc.
Inoltre, per certi profili psicologici (evidentemente, non è il tuo caso) il solo fatto di pensarsi legati a un'altra persona per contratto, ricopre il rapporto di una patina di "obbligo", di "promessa", di "impegno preso per tutta la vita" che va a cozzare contro l'avventuriero solitario che, in gradi diversi, c'è in ognuno di noi.
Se non credi, fai bene a non scegliere il matrimonio religioso: è una scelta coerente. Ma vi sono alcune coppie non credenti che considerano ugualmente "sacro" (anche se si tratta di una sacralità laica, orientata alle promesse tra gli uomini, senza coinvolgere Dio) unirsi in rito civile, al di là delle possibili agevolazioni economiche che citavi e che, sicuramente, ci sono.
E' vero, nel mio articolo ho generalizzato: ci sono sicuramente ancora uomini che intendono sposare le proprie compagne. Io però ne ho incontrati molti di più che proprio non ne vogliono sapere: mio padre, che si è costretto a farlo, per ben due volte, per assecondare le richieste di mia madre e della seconda compagna; oggi tutto quello che mi sa dire è "Non ti sposare mai"; un mio amore adolescenziale che oggi, pur essendosi sposato convinto e innamorato, mi ripete la stessa cosa; il mio ex fidanzato, a cui non posso che chiedere scusa per averlo tartassato con i miei progetti per il futuro quando invece dovevo capire che, semplicemente, lui non era pronto - nonostante i 30 anni - per progettare.
Ti vorrei però far notare una cosa interessante: guarda caso, tu che "fuggi" dall'altare hai ricevuto ben 5 proposte di matrimonio, io - ed altre amiche che conosco, cresciute a pane e confetti bianchi - nessuna. Siamo state noi a inseguire.
In amore, come sempre, vince chi fugge. Io l'ho capito in tempo, e oggi sogno il mio matrimonio in modo del tutto privato. Non cercherò mai più di pressare un uomo a parlare di futuro, piuttosto, se a un certo punto l'orologio biologico comincerà a ticchettare davvero forte, avrò cura di porre al mio fianco un uomo che condivida con me la voglia di mettere su famiglia.
Altrimenti, rimarrò - serenamente - da sola.
P.S. Per l'organizzazione del tuo matrimonio posso pensare a tutto io, visto che - nella mia mente - è tutto pianificato da quando avevo 7 anni! ;)
scusate, ho incollato il P.S. al centro del commento. leggetelo alla fine :-)
qualcuno mi spiega che differenza c'è tra la convivenza e il matrimonio IN TERMINI PRATICI?
.. ho un amico che convive con la propria donna praticamente da sempre e che si ostina ad affermare che è contrario al matrimonio, mentre a me sembra che - a livello pragmatico - non vi si alcuna differenza tra i due stati...
io vivo da non molto tempo col mio ragazzo, all'incirca cinque anni e - in quanto non credente - mi è capitato di considerare la possibilità di sposarmi soltanto civilmente, poiché pare che se ne possa trarre qualche beneficio economico, tipo sgravi fiscali, assegni familiari ecc... tengo a chiarire che la mia non è venalità: semplicemente, non do al matrimonio lo stesso valore che può avere per chi crede. per me resta un contratto e, se c'è da sottoscriverlo, occorre pure farsi due conti...
P.S. tutti - dico tutti - i ragazzi con cui sono stata seriamente (vale a dire cinque, che rappresentano circa i 3/4 di quelli che ho avuto) mi hanno proposto di sposarli. questo significa che si è generalizzato tanto tanto, credetemi... ah! dimenticavo di chiarire che non sono una Circe...
tuttavia, odio le cerimonie civili (mentre potrei trovare molto suggestive quelle religiose, qualora mi capitasse di credere nella fede genuina di tutta l'assemblea), odio la burocrazia, odio fare acquisti, odio dover scegliere un abito grazioso (già sono costretta a farlo per le mie esibizioni e mi sembra abbastanza), odio dover cercare un posto dove portare a festeggiare amici e parenti, odio dover scegliere un menu e così via...
ecco tutte le ragioni per cui non mi sono ancora sposata. se qualcuno/a di buona volontà volesse provvedere a organizzare tutto ciò in mia vece e se qualcuno/a mi confermasse che sposarsi conviene economicamente, non credo mi opporrei troppo.
tornando alla mia domanda iniziale: che differenza c'è tra convivenza e matrimonio IN TERMINI PRATICI?
Scusa ma non ti voglio sposare. Gli uomini e la paura del matrimonio.
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alle 09:41
Il Duca
A me sembra che un accordo si possa trovare e subito:
Donne e Uomini, stavevene per i fatti vostri e non rompete i gemelli di famiglia!
Inutile gettar fango da una parte e dall'altra, il matrimonio, oggi, è il peggior contratto che uno possa sottoscrivere in vita sua! che ha conseguenze nefaste proprio quando termina! allora perchè sposarsi?
Ci si sposa per avere figli?
Se divorzi fanno una vita da cani, se non divorzi stanno dinanzi alla giocostazione perchè i genitori sono sempre fuori al lavoro, la società in cui crescono fa generalmente schifo, aspettative future non ce ne sono da donargli, allora perchè fare figli?
Ci si sposa per avere qualcuno che ti ama?
L'amore è un sentimento forte, tuttavia, effimero, basta nulla perchè finisca, mettendoti dinanzi alla cruda realtà, spesso fatta di tribunali e alimenti, nonchè di una certa povertà, allora che amore è?
Ci si sposa per non restare soli?
Oltre ad essere una motivazione stupida, le statistiche odierne sul divorzio (su base ISTAT) dimostrano che il matrimonio medio italiano dura 15 anni, non solo, non c'è una data precisa per tale evento, ci si può divorziare anche in tarda età.
Insomma.. statevene buoni buoni e non rompete le pelotas, che la vita una è, meglio viverla al meglio.. e se qualcuno/a vorrà condividerla con noi per un breve periodo, ben venga.. nell'epoca del precariato, anche i sentimenti trovano la loro naturale collocazione...a termine!