Revenge Porn, la vendetta si consuma sul web
Pubblicato da Valentina, Blogosfere staff alle 10:55 in Casi, Sessuologia, Video
Paris Hilton, l'ereditiera diventata popolare a seguito del cliccatissimo video hard dell'ex fidanzato Rick Salomon del 2004 (dal titolo “One night in Paris” che la ritraeva durante un rapporto sessuale e che mandò in tilt la rete), non è stata la prima ad essere oggetto di vendetta di ex fidanzati senza scrupoli. Ancor prima di lei a dettare il trend è stata Pamela Anderson, ripresa nel video bollente delle prime notti di nozze con Tommy Lee che finì sul web dieci anni fa. Poi Cameron Diaz e Britney Spears. Ma ora il “revenge porn”, l’idea di mettere su internet foto o video a luci rosse del proprio ex, sta assumendo dimensioni preoccupanti. Tanto che negli Stati Uniti si inizia a pensare di istituire un reato ad hoc.
Il caso più recente è quello di Jared Wolny, 24 anni, e Tessa Komer, 21. Una storia lampo iniziata su internet, culminata in un anello di fidanzamento, e finita su Facebook. Dopo essere stato scaricato, Jared è entrato nella pagina di Facebook dell’ex ragazza e ha caricato delle foto senza veli (dell'ex ovviamente). Jared è stato arrestato a maggio, rilasciato su cauzione, e ora aspetta il processo. Si è difeso dicendo che "questo non è un reato, è solo uno scherzo". Ma aumenta il numero di casi e cala l’età media degli esposti alla “gogna informatica”. Alex Phillips, 17enne di La Crosse, Wisconsin, non s’è fatto scrupoli a mettere sul suo profilo MySpace le foto nude della sua ex, appena 16enne.
C'è chi invece sta già annusando fiorenti guadagni da questo nuovo trend: l'industria del porno su internet. Che ha immediatamente fiutato le potenzialità del nuovo “genere”, creando siti ad hoc (come revengeporn.net) dove chiunque può caricare il proprio video porno amatoriale. Una geniale operazione di marketing? “E il trend è in continua crescita, soprattutto tra gli uomini gay”.
Spiega Kurtis Potec, 25 anni, direttore di Xtube, una delle moltissime versioni “hard” di YouTube. Ma sono in maggioranza le donne che lo contattano disperate per togliere un filmato di “vendetta porno”, rispetto agli uomini.
"Queste azioni vengono condannate come tentativi di ricatto, o diffamazione", spiega Michael Fertik, 30enne direttore di ReputationDefender, studio legale specializzato nella difesa della privacy. "Ma finché non ci sarà un reato apposito, il rischio è alto". Come difendersi? "La prima cosa da fare è, ovviamente, evitare di girare video o farsi scattare foto porno. Il revenge porn è come una malattia sessualmente trasmissibile: succede solo quando si mescolano sesso e irresponsabilità".
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